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Inutile correre ad affollare gli ospedali. Piuttosto, «telefonate al numero verde - è l’invito del presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo - In questo modo non aiutate solo voi stessi, ma tutto il sistema sanitario regionale». Oltre 10mila persone in poco più di 20 giorni hanno chiesto aiuto al numero verde anti-influenza (803.555) attivato il 22 dicembre dalla Regione Lazio in collaborazione con Protezione civile, Ares 118 e medici di famiglia, per contrastare i primi sintomi del malanno. «E solo 100 tra quanti hanno telefonato sono stati ricoverati al Pronto soccorso, cinquemila visitati a domicilio», ha spiegato il presidente della Regione.
In totale le telefonate sono state 20 mila, dato che alcuni hanno chiamato più volte. Il progetto sperimentale, che durerà fino a febbraio, «proseguirà assiduamente nelle prossime settimane, nelle quali è previsto un picco del virus influenzale», ha assicurato Marrazzo durante la visita alla sala della protezione civile dove sono al lavoro gli operatori della Regione Lazio. «Sono felice per il risultato finora raggiunto e ringrazio il ministero del Welfare che ha inserito sul proprio sito ufficiale il nostro numero verde, tanto che in molti - 200 - ci hanno telefonato anche da altre Regioni». L'Ares 118 garantisce la presenza di due medici nella sala operativa della Protezione civile: i due camici bianchi rispondono alle domande dei cittadini dalle 8 alle 20 di ogni giorno. Fuori da questa fascia le chiamate sono dirottate alla Guardia medica che dà una prima risposta di carattere sanitario e indica i recapiti del medico di base. In caso di indisponibilità di quest'ultimo, al cittadino è fornito il numero del medico che lavora con il titolare all'interno delle Unità di cure primarie. Le richieste girate ai medici di famiglia che lavorano insieme alle Ucp durante le festività natalizie sono state circa 5 mila. In realtà, a volte basta «una chiacchierata in amicizia». Parola di David Florenzoni, infermiere professionale del 118. La sua vita sono i soccorsi, da tre anni. «Soprattutto le persone anziane, specie sotto le feste, quando i parenti sono latitanti e loro restano sole, hanno bisogno di un conforto verbale, così ci si mette seduti una mezz’oretta e si fa una chiacchierata in compagnia. Perché il malessere è più dell’anima che del corpo...». Una discreta percentuale, il 10-15 per cento di tutti i suoi soccorsi in tre anni di 118, ha riguardato proprio questo, la solitudine degli anziani. Florenzoni interviene se finisce l’ossigeno a casa degli anziani che fanno ossigenoterapia o solo per sollevare dalla poltrona una persona che da sola non ce la faceva. «Mi è capitato anche questo, quando non è un’urgenza sanitaria, quando non è un codice rosso, interveniamo noi. Il medico dà consigli mirati, io offro spesso una «chiacchierata in amicizia. Non posso far diagnosi, ma diamo una mano a non intasare i pronto soccorsi. Il bello della mia professione, il bello del 118 è che non è possibile fare un triage telefonico. Il cittadino spesso racconta cose che poi non sono reali, le colora di ansia e preoccupazione. Ogni volta per noi è un salto nel buio».
«Per me ogni richiesta ha la sua importanza - interviene il dottor Alessandro Caminiti, del 118 - andiamo sempre a vedere, e se riusciamo a evitare l’ospedale siamo più contenti. Noi siamo una via di mezzo tra i nostri colleghi oberati di lavo al Pronto soccorso e i pazienti. E’ chiaro, si elimina solo quello che si può risolvere, non siamo un filtro». In questi giorni sono aumentate le chiamate legate ai sintomi dell’influenza. «Patologie respiratorie ma anche cardiovascolari, che provoca il freddo. Cerchiamo sempre di evitare l’ospedalizzazione: per dare un servizio migliore, perché fa piacere a tutti, compreso il paziente, risolvere il problema a casa». Un successo che spinge Marrazzo a fare progetti per il futuro. «È un sistema che certamente ripeteremo». La pensa così Marinella D'Innocenzo, direttore generale dell'Ares 118, che promuove «la sinergia istituzionale che si è venuta a creare in questo progetto. Da dicembre abbiamo ricevuto 65 mila telefonate per ogni tipo di necessità. Aver trasferito buona parte di queste chiamate al servizio anti-influenza ci ha permesso di lavorare meglio». Per Maurizio Pucci, direttore della Protezione civile regionale il progetto ha permesso a molti cittadini «di avere un importante supporto psicologico, specie durante le feste».

Raffaella Troili

(fonte: Il Messaggero)